Il nuovo libro di Sandra Savaglio:”Tutto l’universo per chi ha poco spazio tempo”

Il libro dell’astrofisica Sandra Savaglio – scienziata di fama internazionale –  per essere apprezzato come merita, contrariamente a quanto suggerisce il suo titolo, richiede di essere letto con calma e attenzione, ma se l’universo è l’argomento di interesse per il lettore, sarà tempo ben investito. Soprattutto se si vuole tenersi al passo con i risultati più recenti raggiunti da chi l’universo lo indaga.

Entrato nella cinquina – come unico titolo di astronomia – del Premio letterario Galileo edizione 2019 (forse il più importante, in Italia, fra i premi dedicati ai libri di divulgazione scientifica), Tutto l’universo per chi ha poco spazio tempo, rispetto ad altre opere dal taglio “l’universo in breve”, si distingue anzitutto per essere molto aggiornato: i risultati che presenta sono quelli delle pagine di attualità, e i problemi che affronta sono gli stessi con i quali gli astrofisici si stanno misurando oggi.

“Interpretare correttamente le notizie” è un’abilità – difficile, gratificante e oggi cruciale – che non si limita al non farsi prendere inutilmente dal panico ma richiede anche una buona dose di scetticismo. Ecco così che, nel capitolo sui pianeti extrasolari, Savaglio offre al lettore un’altra perla – di quelle che raramente si incontrano nei libri divulgativi scritti da astrofisici -e permette di spiegare, per esempio, come sia stato possibile che la scoperta dei sette pianeti attorno alla stella Trappist-1 – opera principalmente di scienziati europei – sia stata presentata al mondo come un risultato della Nasa.

Gli stessi protagonisti del libro sono gli scienziati e le scienziate italiane di oggi come Marta Burgay, l’astronoma dell’Istituto nazionale di astrofisica che ha scoperto la prima “pulsar doppia”; Marco Drago, il fisico del Max Planck che per primo al mondo ha visto lo storico segnale dell’onda gravitazionale rilevata da Ligo nel 2015; Marica Branchesi del Gran Sasso Science Institute, un’astrofisica tra le più premiate degli ultimi anni soprattutto per il suo ruolo nella rilevazione del primo segnale gravitazionale ed elettromagnetico – prodotto dalla fusione di due stelle di neutroni nell’agosto del 2017.

In più nel libro si parla della scoperta, tutta italiana, del lago d’acqua nel sottosuolo marziano.

“Ho avuto cura di evitare il più possibile i riferimenti storici che in genere la letteratura divulgativa tratta ampiamente, – spiega l’autrice – e molto meglio di quanto possa fare io. La mia intenzione è di andare dritto al punto”, si legge nell’introduzione. E dritta al punto Savaglio sa come andarci. Soprattutto nella seconda metà del libro, dove la scrittura si fa più tesa e graffiante. Lo “spazio tempo” che altri autori impiegano a ricostruire le vicende novecentesche della materia oscura viene qui invece dedicato, in modo esemplare, al meccanismo quantistico alla base del segnale a 21 centimetri dell’idrogeno neutro – un’emissione cruciale per arrivare a una conferma indiretta dell’esistenza della materia oscura.

Fonte: Inaf