NASA Space App COVID-19 Challenge: intervista esclusiva a Chiara Chiesa sull’edizione speciale di questo importante hackathon internazionale

Di: Claudia La Porta

NASA Space Apps Challenge è un hackathon internazionale che dal 2012, offre l’opportunità a tutti coloro che hanno interesse a partecipare di creare dei team di lavoro per proporre soluzioni per affrontare i problemi del mondo reale sulla Terra e nello spazio, avvalendosi dell’utilizzo degli open data spaziali NASA.

In ogni edizione i partecipanti si uniscono in gruppi di lavoro gestiti da organizzatori locali, dislocati in tutti i Paesi del mondo e supervisionati dalla stessa organizzazione NASA Space Apps Challenge,.

In via eccezionale in questo 2020 l’Ente Spaziale Americano NASA, l’Agenzia Spaziale Europea ESA e l’Agenzia Spaziale Giapponese JAXA NASA Space App COVID-19 Challenge hanno proposto un’edizione straordinaria di questo hackathon, globale e completamente virtuale – NASA Space App COVID-19 Challenge – che si è tenuta il 30 e il 31 maggio, globale ed esclusivamente virtuale, dedicata alla presentazione di progetti ed idee per sviluppare soluzioni a problemi relativi alla pandemia di COVID-19.

Durante questa speciale Global Space Apps COVID-19, i partecipanti di tutto il mondo hanno creato dei team virtuali che, durante le due giornate della manifestazione, utilizzando i dati di osservazione della Terra forniti da NASA, hanno proposto soluzioni relativamente alle tematiche delle challenge relative a COVID-19: dallo studio del coronavirus e la sua diffusione, all’impatto che la malattia sta avendo sul sistema Terra in ambito climatico, ambientale ed anche economico e culturale.

Noi di Space tv-it abbiamo intervistato Chiara Chiesa, team leader per la sezione NASA Space App Challenge Brescia.

“NASA Space Apps COVID-19 Challenge ha visto la partecipazione a livello globale di circa 15.000 dai 15 ai 50 anni dalle competenze più diverse (studenti, ingegneri, fisici, economisti, artisti ecc..) – descrive Chiara Chiesa – che hanno creato 2000 team di lavoro. Per NASA l’intersezione di varie competenze è il vero punto di forza di questi hackathon perché, persone di età ed estrazione culturale molto diverse tra loro, permette di creare team di lavoro decisamente eterogenei in grado di sviluppare progetti creativi e decisamente innovativi rispetto  a ciò che potrebbe essere realizzato soltanto da ingegneri o da una sola categoria di specialisti”.

“Come in ogni edizione di NASA Space App Challenge – continua Chiara – anche in questa special edition le challenge sono state tante e molto varie per argomenti proposti e difficoltà, che, nel loro insieme, hanno permesso di ottenere ottimi risultati di lavoro, con tantissime  proposte di idee e soluzioni, contemplando tutti i settori e categorie. A titolo di esempio posso citare l’argomentazione dedicata alla mappatura di siti e portali creati per lo studio e la ricerca del Covid 19, a cui hanno partecipato 175 team, a quella intitolata Quiet Planet, incentrata sull’analisi del risveglio delle piante e della natura in generale, in relazione al minor inquinamento, che ha visto la partecipazione di 184 team, o, ancora, quella dedicata all’analisi dell’inquinamento luminoso, a cui hanno partecipato 129 team. In particolare e degne di nota anche sono le challenge dedicate alle soluzioni per migliorare la qualità dell’aria, a cui hanno partecipato ben 224 team e quella, molto originale e curiosa, dedicata a come il lockdown ha sviluppato innovazioni e nuove ricerche in campo artistico e musicale”.

“Come organizzatore locale – aggiunge Chiara – analogamente alle precedenti edizioni di NASA Space App Challenge, il mio ruolo è stato quello di organizzare e gestire la gara come leader per l’area di Brescia, con l’aiuto e la supervisione di un global organizer team internazionale e, durante i due giorni di lavoro, seguendo attivamente via web l’attività dei team a me affidati, verificando che tutti i progetti  venissero creati completamente open source e basati esclusivamente sui i dati spaziali. In più con il mio gruppo di partecipanti, durante le due giornate di lavoro, ho interagito come intermediario, permettendo loro di mettersi in contatto sia con una serie di esperti spaziali forniti direttamente da NASA e dalle altre agenzie spaziali che hanno collaborato nella realizzazione di questa special edition, sia con dei mentori di supporto che l’organizzazione  ha permesso a tutti noi organizzatori di individuare e contattare e che nel mio caso sono stati un epidemiolologo dello stato della Florida, ricercatore in prima linea per lo studio del Coronavirus, un esperto di soft robotics e uno studente di ingegneria bresciano, quest’ ultimo per offrire supporto in ambito di calcolo e di analisi matematica”.

“Nel suo complesso – conclude – Chiara Chiesa la Global Space Apps COVID-19, anche questa volta ha permesso di ottenere moltissime idee e progetti che per Nasa sono sicuramente un grosso bagaglio di nuovi concept da sviluppare,  per ampliare la propria attività di ricerca, ma soprattutto ha offerto una grande opportunità ai giovani e ai partecipanti in generale per ispirarsi e proporsi a favore della continua evoluzione tecnologica, che negli ultimi decenni ha completamente trasformato e migliorato la qualità della vita dell’intera umanità e che è in continuo rapido sviluppo,  permettendomi di sottolineare che tutto ciò che sta alla base delle nuove tecnologie (telefonia mobile, mappe, apps, ecc..) deriva esclusivamente dalla ricerca in ambito spaziale”.