NameExoWorlds: dai il nome a un pianeta

Sono oltre 70 i paesi che hanno aderito al concorso Iau100 Name Exo Worlds, competizione su scala globale per dare un nome a un pianeta extrasolare e alla sua stella. L’iniziativa rientra tra quelle messe in campo per festeggiare il centenario dell’Unione astronomica internazionale (Iau) con lo scopo di coinvolgere quanta più gente possibile nel capire meglio quale sia il nostro posto nell’universo e quali potrebbero essere le interazioni con civiltà provenienti da altri pianeti fuori dal Sistema solare. L

I nomi di gran parte degli oggetti celesti vengono scelti dalla Iau e si tratta nella maggior parte dei casi di sigle alfanumeriche. In occasione delle celebrazioni per i suoi primi cento anni per coinvolgere il pubblico su scala mondiale, la Iau ha indetto questo concorso internazionale aperto a tutti per “tenere a battesimo” un sistema planetario, cioè un esopianeta e la sua stella. Il progetto NameExoWorlds II – la cui prima edizione è stata nel 2015 – vuole stimolare il senso di identità globale, coinvolgendo in modo capillare il pubblico ma anche i professionisti del campo attraverso le comunità astronomiche nazionali.

A ognuna delle nazioni partecipanti è stato assegnato un sistema planetario: all’Italia è toccato Hd 102195, che si trova a una distanza di circa 95 anni luce dal Sistema solare ed è composto da una stella di tipo spettrale K0V, con una temperatura superficiale leggermente inferiore a quella del nostro Sole, e dal pianeta Hd 102195b. Quest’ultimo impiega solo quattro giorni per ruotare attorno sua stella madre ed è stato scoperto nel 2005 grazie all’utilizzo  della tecnica delle velocità radiali. Hd 102195b ha una massa stimata pari a circa la metà di quella di Giove e si ritiene che sia un pianeta gassoso di tipo gioviano caldo.

Si può partecipare al concorso come singoli, in gruppi, come classe o scuola. Per la scelta del nome del sistema planetario bisogna seguire alcune semplici regole, disponibili nel regolamento disponibile sul sito, ad esempio i nomi proposti devono essere due ed entrambi legati dallo stesso tema: uno per l’esopianeta ed uno per la stella. Le proposte – che vanno inviate entro il 10 ottobre 2019 – saranno raccolte nel sito ufficiale altrimondi.inaf.it .

A decidere in modo insindacabile quali saranno le migliori dieci proposte sarà un comitato nazionale, le prime tre saranno poi inserite nel sito altrimondi.inaf.it per la votazione da parte del pubblico, che potrà esprimere le proprie preferenze tra il 20 ottobre e il 10 novembre. Le due proposte più votate saranno inviate all’Unione astronomica internazionale per l’approvazione definitiva. I nomi selezionati non andranno a sostituire la denominazione scientifica alfanumerica, ma saranno riconosciuti dalla Iau come nomi pubblici ufficiali, insieme a quello di chi li ha proposti.

E se non bastasse l’onore di vedere il nome prescelto essere assegnato ad un sistema planetario ci sono anche numerosi premi in palio: un viaggio al telescopio Nazionale Galileo (alle Canarie), abbonamenti a riviste scientifiche e visite ai musei astronomici dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf).

Anche se Giordano Bruno già nel 1584 sosteneva esistessero “infiniti soli e innumerabili mondi”, lo studio dei pianeti extrasolari è una disciplina relativamente recente, che negli ultimi anni ha assunto un ruolo di punta nella ricerca astronomica. Dall’inizio dello studio dei sistemi extrasolari è stata confermata la scoperta di circa quattromila esopianeti. Notevoli passi avanti sono stati fatti grazie al telescopio spaziale Nasa Kepler, che dal 2009 al 2018 ha monitorato la luminosità di oltre 145mila stelle scoprendo una notevole quantità di esopianeti. Nel 2018 è stata lanciata la missione Nasa Tess, con l’obiettivo di identificare e studiare nuovi sistemi planetari. Due missioni dedicate allo studio degli esopianeti sono in programma anche per l’Agenzia spaziale europea: il lancio di Cheops è ormai prossimo, nell’autunno 2019, e sarà seguita dalla missione Plato, con opportunità di lancio nel 2024.

E chissà che una di queste missioni non riesca a dare risposte all’annosa domanda: “siamo soli nell’universo?”

Fonte: INAF

Fonte: INAF