La storia delle macchie su Nettuno

Gli scienziati hanno visto per la prima volta una grande macchia scura su Nettuno nel 1989, quando la sonda Voyager 2 della Nasa volò oltre il misterioso pianeta blu. Mentre il satellite passava accanto al pianeta, immortalò due gigantesche tempeste che si stavano creando nell’emisfero sud. Solo cinque anni dopo, il telescopio spaziale Hubble scattò immagini di Nettuno dalle quali era evidente che sia la grande macchia scura, delle dimensioni della Terra, che la più piccola erano scomparse.

Una nuova grande macchia scura è apparsa su Nettuno nel 2018, quasi identica per dimensioni e forma a quella ripresa della sonda Voyager nel 1989. Mentre astronomi e studiosi stavano analizzando le immagini di Hubble di una piccola macchia scura apparsa nel 2015, scoprirono piccole e luminose nuvole bianche nella regione in cui la grande macchia scura del 2018 sarebbe apparsa in seguito.

Le nubi ad alta quota sono costituite da cristalli di metano ghiacciato, che conferiscono loro il caratteristico colore bianco brillante. Gli scienziati sospettano che queste nuvole di metano accompagnino le tempeste che formano le macchie scure, sospese sopra di loro come le nubi lenticolari che coprono le alte montagne sulla Terra.

I modelli computerizzati dell’atmosfera di Nettuno hanno dimostrato che più profonda è la tempesta, più luminose sono le nubi che l’accompagnano. Secondo un recente studio, il fatto che queste nubi bianche – apparse due anni prima della grande macchia scura – abbiano perso luminosità quando la macchia è diventata visibile, suggerisce che le macchie scure possano originarsi molto più in profondità nell’atmosfera di Nettuno di quanto si pensasse in precedenza.

Sono state condotte anche delle analisi dall’osservazione di immagini del telescopio spaziale Hubble e del Voyager 2 per individuare la durata di queste tempeste e la frequenza con cui si verificano. L’ipotesi è che su Nettuno si scatenino nuove tempeste ogni quattro o sei anni. Ogni tempesta può durare fino a sei anni, anche se, in base ai loro risultati, una durata di due anni sembra essere la più probabile.

Fonte : INAF