Fiumi in piena nel passato di Marte

PUna nuova ricerca dell’università di Chicago ha catalogato i fiumi di Marte. Secondo l’analisi, non solo i corsi d’acqua marziani erano in passato più vasti di quelli presenti oggi sulla Terra – e presenti in numero elevato – ma il loro flusso sarebbe anche stato più impetuoso, e sarebbe avvenuto fino a tempi più recenti di quanto si pensasse.

Molto tempo fa, l’acqua ha scavato profondi letti fluviali sulla superficie del Pianeta rosso. Tuttavia non sappiamo ancora con esattezza che tipo di clima abbia alimentato le precipitazioni che portarono alla formazione di questi corsi d’acqua. C’è chi ha ipotizzato che Marte avesse un clima caldo e umido come quello della Terra e chi ha suggerito che in realtà fosse freddo e secco.

Attraverso le immagini di canali fluviali fossili ben conservati, e con l’ausilio di modelli che rappresentano l’andamento della superficie del suolo – i modelli digitali di elevazione – di oltre 200 antichi letti di fiumi marziani, i ricercatori hanno calcolato l’intensità del flusso d’acqua  e le dimensioni dei loro alvei.  Dati come larghezza, pendenza del letto del fiume e dimensione della ghiaia presente al fondo hanno permesso ai ricercatori di risalire alla portata dell’acqua, ottenere informazioni sull’acqua che attraversava questi corsi e sul clima che li ha prodotti.

Per i bacini fluviali per i quali vi erano più dati, gli scienziati hanno rilevato che questi fiumi erano circa due volte più grandi  di quelli sulla Terra, con un flusso che andava dai 3 ai 20 kg di acqua per metro quadrato al giorno e che sarebbe continuato almeno da tre miliardi di anni fa probabilmente fino a un miliardo di anni fa e oltre. Un flusso distribuito globalmente, non un’anomalia di breve durata o localizzata. Risultati, questi ottenuti dai ricercatori, con non poche implicazioni sui modelli climatici che cercano di spiegare il clima su Marte durante la sua evoluzione.

I risultati forniscono una guida per chi è intento a ricostruire il clima di Marte. Per esempio, la dimensione dei fiumi implicherebbe uno scorrere continuo dell’acqua non solo nelle ore centrali della giornata (quelle più calde). Quindi, nello studio del clima marziano, potrebbe essere necessario tenere conto di un forte effetto serra, responsabile del mantenimento del pianeta con temperature diurne al di sopra del punto di congelamento dell’acqua.

La ricerca, come già detto, mostra fiumi con un intenso flusso, che si è protratto fino all’ultimo istante geologico prima che il clima umido di Marte diventasse troppo secco. Di conseguenza, ci si dovrebbe aspettare una diminuzione graduale del flusso nel tempo, ma questo in realtà non emerge dagli studi. La lunghezza dei fiumi passa dalle migliaia alle centinaia di chilometri, ma il flusso si mantiene intenso.

Gli scienziati ipotizzano che è possibile che il clima di Marte abbia avuto una sorta di interruttore on/off che alternava climi secchi a climi umidi e il grosso lavoro portato avanti sul tema ha dato risposta ad alcune domande, ma ne ha sollevata una nuova: “dov’è l’errore?”: sarà nei modelli climatici, nei modelli di evoluzione dell’atmosfera o nella comprensione umana di base della cronologia del Sistema solare interno?

Fonte: INAF