Esa: il 30 maggio 2020 compie 45 anni

Il 30 maggio 1975 nasce l’Esa (European Space Agency), come fusione di due agenzie europee indipendenti, fondate nel 1964,  dedicate alle neonate attività spaziali: l’Eldo (European Launcher Development Organization), fondata da sei paesi europei (Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, e Regno Unito) più un membro associato (Australia) – che aveva lo scopo principale di sviluppare un razzo tristadio in grado di portare un carico di una tonnellata in orbita terrestre – e l’Esro (European Organization for Space Research), fondata da 10 paesi europei (Belgio, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito, Danimarca, Spagna, Svezia e Svizzera) con lo scopo di effettuare lanci di razzi sonda per lo studio dell’alta atmosfera e immissione in orbita di satelliti leggeri per scopi scientifici.

La creazione di un’unica agenzia spaziale europea di impostazione civile, l’Esa, nasce con lo scopo di «sostenere e promuovere per scopi esclusivamente pacifici la cooperazione tra gli stati europei nella ricerca e tecnologia spaziale e nelle loro applicazioni, con l’intento di usarle per scopi scientifici e sistemi operativi».

Quindi il 30 Maggio 1975 è la data ufficiale della nascita dell’Esa. Dieci i paesi fondatori: Italia, Germania, Regni Unito, Spagna, Francia, Paesi Bassi, Svizzera, Belgio, Svezia e Danimarca.

Atti ed accordi successivi hanno portato l’Esa alla attuale configurazione di 22 paesi membri più il Canada che, da quasi subito (gennaio 1979), ha uno status di cooperazione speciale con l’agenzia. Da notare che non tutti i paesi della Ue sono membri Esa e non tutti gli stati membri dell’Esa sono nella Ue.

L’Esa, che ha attualmente un budget di 14.4 miliardi di euro per i prossimi 5 anni, stabilisce il programma spaziale europeo nei campi della scienza, dell’osservazione della Terra, delle telecomunicazioni, delle tecnologie del segmento spaziale  (comprese stazioni e piattaforme orbitanti, infrastrutture a terra e sistemi di trasporto spaziale), sulla microgravità e sull’esplorazione umana dello spazio. A livello industriale ha inoltre l’importante compito di promuovere la concorrenza europea in campo spaziale, assicurando al contempo a ciascun stato membro, in base ai suoi investimenti, un equo ritorno finanziario e tecnologico.

Il Consiglio Esa è l’organo supremo dell’agenzia in cui ogni stato membro, per costituzione, ha diritto a un voto, indipendentemente dal suo contributo finanziario. Il Consiglio elegge un Direttore generale ogni quattro anni, a cui risponde ogni settore dell’agenzia – fino a ora un solo italiano ha assunto la carica di Direttore generale: Antonio Rodotà (1935-2006), dal giugno 1997 al giugno 2003.  Il Consiglio e il Direttore generale sono coadiuvati da diverse commissioni specializzate in vari settori, da un Comitato scientifico, un Comitato amministrativo e finanziario, uno per la politica industriale e uno per le relazioni internazionali.

L’Italia, come abbiamo visto, è uno dei paesi fondatori dell’Esa, con una quota annuale che pone il Paese al terzo posto per contributo finanziario – pari al 15.9 per cento del contributo globale dei 22 stati membri. L’Esa prevede, per statuto, un programma scientifico obbligatorio e uno opzionale, i cui ritorni sia in termini industriali che scientifici per il Paese sono garantiti da una comunità scientifica – enti di ricerca e università, in stretta collaborazione con la nostra agenzia spaziale nazionale, l’Asi – di altissimo profilo. In particolare, l’Esa coinvolge le istituzioni scientifiche su base competitiva: a seguito di bandi periodici, le istituzioni e i gruppi di ricerca si auto-organizzano in consorzi internazionali che propongono la strumentazione scientifica da alloggiare a bordo delle missioni, realizzano e qualificano i modelli, e infine elaborano e pubblicano i dati raccolti durante la missione.

La partecipazione attiva dell’Italia nei programmi Esa permette il coinvolgimento sistematico dell’industria nazionale in programmi tecnologici di punta, favorendo ricadute ad ampio raggio e a medio e lungo termine per l’effetto volano legato alle tecnologie sempre più performanti richieste dai nuovi obiettivi scientifici.

Fonte: Media INAF