Crew Dragon: ecco i nuovi esperimenti che verranno eseguiti in microgravità

Dopo che la capsula Crew Dragon si è agganciata con successo alla ISS la SpaceX ora si appresta a lanciare la sua ventunesima missione di rifornimento verso il laboratorio orbitante. La prossima tappa sarà quella di una rinnovata capsula cargo Dragon che porterà ristori e nuovi esperimenti ai 7 componenti della Expedition 64.

L’elenco degli esperimenti da eseguire nelle condizioni di microgravità della Stazione spaziale sarà decisamente focalizzato alle problematiche connesse ai futuri viaggi interplanetari. Uno di questi sarà BioAsteroid – continuazione dell’esperimento BioRock – condotto l’anno scorso dall’astronauta italiano Luca Parmitano per conto dell’Agenzia spaziale europea – che prevede l’utilizzo di piccoli “bioreattori minerari” appositamente realizzati, all’interno dei quali sono collocate rocce basaltiche, simili per composizione a quelle degli asteroidi, in una soluzione contenente batteri “minatori”, ovvero con un metabolismo in grado di estrarre elementi utili dalle rocce. Le interazioni batteri-roccia, studiate dall’esperimento BioAsteroid in microgravità, prevedono molti usi potenziali nell’esplorazione spaziale o per un ipotetico insediamento extraterrestre. Infatti i microbi minatori potrebbero, ad esempio, scomporre le rocce in terreno adatto alla crescita di piante, oppure estrarre elementi utili per i sistemi di supporto vitale o la produzione di farmaci.

Altre sperimentazioni mirano a necessità di ordine meccanico, che assolutamente non possono essere trascurate nell’intraprendere lunghi viaggi interplanetari e cioè la necessità di fare ogni tanto una riparazione a un’astronave durante un lungo viaggio scoprendo come si comporta una saldatura in assenza di gravità. In risposta a ciò vuole essere l’esperimento SUBSA-BRAINS, che metterà alla prova il comportamento delle leghe utilizzato in un particolare tipo di saldatura, chiamato brasatura. Una tecnologia che potrebbe servire, tra l’altro, per riparare i danni causati da micrometeoroidi o detriti vaganti sullo scafo di una capsula spaziale. gravità

Ma bisogna sottolineare che il vero punto debole delle missioni di lunga durata sono comunque gli esseri umani, per svariati e complessi motivi, alcuni dei quali ancora ben poco conosciuti, nonostante i molti studi già effettuati sugli astronauti al loro ritorno sulla Terra. Molti esperimenti previsti per l’equipaggio della Crew Dragon saranno finalizzati perciò al corpo umano.

Un esperimento studierà la risposta degli organoidi cerebrali alla microgravità. Si tratta di piccole masse di cellule viventi che interagiscono e crescono, possono sopravvivere per mesi e forniscono un modello per capire come le cellule neuronali e i tessuti nervosi si adattino ai cambiamenti ambientali.

Attualmente più noti degli effetti sulle capacità cognitive sono quelli sul cuore, ma non si sa se possono questi diventare permanenti quando si sta più di un anno nello spazio. L’esperimento Cardinal Heart studierà come i cambiamenti di gravità siano in grado di influenzare le cellule cardiovascolari a livello cellulare e tissutale, utilizzando tessuti cardiaci ingegnerizzati in 3D. I risultati, secondo gli scienziati, potrebbero aiutare a comprendere se ci siano degli effetti collaterali permanenti sull’apparato cardiaco degli astronauti, oltre che fornire anche un nuovo modo di affrontare i problemi cardiaci in generale, aiutando a identificare nuovi trattamenti o sviluppare metodi di screening del rischio cardiovascolare. Infine l’esperimento HemoCue verificherà la capacità di uno strumento commerciale per il conteggio dei globuli bianchi di funzionare accuratamente anche in microgravità. Se i risultati saranno quelli previsti si potranno eseguire analisi del sangue in modo autonomo durante le missioni e ciò sarà davvero un passo importante verso il soddisfacimento delle esigenze di assistenza sanitaria per gli equipaggi dei futuri viaggi nello spazio interplanetario.

Fonte: Media INAF

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