BATTERI ALLA CONQUISTA DEL MONDO e dell’universo extraterrestre

Alcuni microrganismi, tra cui alcune specie di batteri, possono muoversi da un continente all’altro nascosti nella polvere atmosferica. Questi sono stati analizzati in un nuovo studio realizzato da ricercatori dell’Università di Granada (UGR) che sostengono che alcuni microrganismi possono effettuare viaggi “da un continente all’altro” tramite le cosiddette iberuliti, ossia un aerosol di grosse dimensioni, ma che sono inalabili dall’uomo, tramite le polveri atmosferiche. 

La conferma del fatto che batteri e microrganismi possono viaggiare da un punto all’altro del globo senza utilizzare vettori viventi, come animali o anche esseri umani, aumenta ancora di più il rischio di trasmissioni di malattie anche gravi.

La ricerca sulle potenzialità dei microrganismi si espande anche in ambito extraterrestre, infatti è stata recentemente confermata la capacità di sopravvivenza di un batterio – il Deinococcus radiodurans – trovato per la prima volta in un barattolo di carne,  dopo un anno trascorso a vivere su una piattaforma appositamente progettata fuori dal modulo pressurizzato della ISS, resistendo ai raggi UV, il vuoto, le enormi fluttuazioni di temperatura e alla microgravità.

Nel dettaglio per effettuare l’esperimento le cellule batteriche sono state disidratate, spedite alla ISS e collocate nella Exposed Facility, una piattaforma continuamente esposta all’ambiente spaziale; in questo caso, le celle si trovavano dietro una finestra di vetro che bloccava la luce UV a lunghezze d’onda inferiori a 190 nanometri.

Dopo un anno di radiazioni, temperature di congelamento e ebollizione ed assenza di gravità, i ricercatori hanno riportato sulla Terra i batteri che viaggiavano nello spazio. Questo campione chiamato LEO (Low Earth Orbit) è stato reidratato insieme ad un altro campione dello stesso ceppo che però aveva trascorso l’anno sulla Terra e sono stati confrontati i risultati.

Il team ha scoperto che i batteri LEO erano ricoperti da piccole protuberanze (vescicole). Erano stati attivati ​​numerosi meccanismi di riparazione e alcune proteine ​​e mRNA erano diventati più abbondanti. I ricercatori so o quindi giunti alla conclusione che l’intensa vescicazione dopo il recupero dall’esposizione a LEO può servire come risposta rapida allo stress, che aumenta la sopravvivenza cellulare ritirando i prodotti dello stress. Inoltre, le vescicole della membrana esterna possono contenere proteine ​​importanti per l’acquisizione di nutrienti, il trasferimento del DNA e il trasporto di tossine provocando l’attivazione dei meccanismi di resistenza dopo l’esposizione allo spazio.

In sintesi studi di questo tipo aiutano a comprendere se i batteri sono in grado di sopravvivere ad altri mondi, e forse anche al viaggio tra di essi. Ciò diventerà sempre più importante man mano che noi umani inizieremo a viaggiare più lontano della nostra Luna nel Sistema Solare, e un giorno forse anche oltre.

Fonte: Luigi Bignami/Passione Astronomia

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