Appuntamento al buio: la magia dei planetari

Quanti e quali sono, i planetari italiani? Chi li frequenta? E qual è il segreto del loro successo? 

Ogni anno, in Italia, centinaia di migliaia di persone entrano in una cupola a vedere le stelle. Una cupola più o meno grande, più o meno stabile, comunque buia, dove ad accoglierli trovano lo spettacolo della volta celeste e la voce dei planetaristi.

Saranno proprio i Planetaristi italiani che da venerdì 5 a domenica 7 aprile si daranno appuntamento all’Osservatorio astronomico dell’Inaf di Cagliari per il tradizionale meeting annuale. Arriveranno in una cinquantina da tutt’Italia, in rappresentanza di 20-25 planetari, per confrontarsi su diversi temi: dalle innovazioni tecniche del settore, alle attività innovative svolte in alcune sedi – come l’astronomia inclusiva, realizzata con strumenti ideati per avvicinare al planetario le persone non vedenti e ipovedenti, ma anche per i non udenti-. In programma ci saranno interventi sulla didattica dell’astronomia, sull’astronomia dantesca, sulla realtà virtuale… Insomma tutto ciò di cui è fatto il mondo dei planetari.

Partiamo dai numeri. Quanti planetari ci sono, in Italia?

In Italia ci sono circa 120 Planetari fissi, di cui circa 40-45 sono del tutto digitali o affiancano un sistema digitale a uno tradizionale di proiezione. La maggior parte dei digitali è però sotto cupole piccole, in media sui 6 metri di diametro.

Per contro il più grande in assoluto, con una cupola di 23 metri di diametro, è il planetario installato nel parco a tema Rainbow MagicLand di Valmontone. Qui, oltre agli spettacoli dedicati al cielo si propongono anche proiezioni di cartoni animati ecc. Seguono poi il Planetario “Ulrico Hoepli” di Milano (19,6 m, ma solo optomeccanico), e quello nuovo della Città della Scienza di Napoli (17,5 m, solo digitale). Milano è anche il più “antico”, nel senso che è stato inaugurato nel 1930 e da allora, a parte durante la Seconda guerra mondiale, è stato sempre aperto.

Le strutture nazionali più particolari e innovative sono invece quelle che consentono anche la proiezione in 3D stereoscopico, che oltre Valmontone, si trovano a Napoli e Bolzano. Oppure, considerata la mole di pubblico, quello di Milano, che essendo solo optomeccanico non consente di mandare show registrati, e quindi tutto si fa dal vivo, con la realizzazione di spettacoli molto accattivanti e originali.

Ancora oggi, nell’era degli smartphone che permettono anche di osservare la volta celeste, il planetario è comunque un luogo che non perde di fascino perchè consente di avere una visione realistica della volta celeste, come essere a cielo aperto e questa cosa sorprende ancora molto il pubblico, che appunto non è abituato in genere ad alzare gli occhi verso le stelle. Quindi la prima motivazione che spinge il pubblico nei planetari è sicuramente emozionale. La seconda motivazione è la curiosità di conoscere qualcosa di più sull’astronomia, scienza che affascina moltissime persone, ma che viene praticata professionalmente da pochi. I planetari svolgono quindi un compito davvero fondamentale per la divulgazione e la didattica delle scienze del cielo, sia nei confronti delle scuole sia del pubblico generale.

Fonte: INAF